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Una lunga partita a scacchi, destinata forse a durare ancora un po'. È quella che Giovanni Tamburi ha giocato, attraverso la sua holding di investimenti Tip, con un marchio celebre dell'abbigliamento, Hugo Boss, su cui nei giorni l'inglese Frasers Group di Mike Ashley, primo azionista con una quota del 26% (ma probabilmente irrobustita attraverso l'acquisto di opzioni), ha lanciato un'opa a 38 euro per azione rispetto ai circa 35 a cui il titolo era scambiato sul listino di Francoforte fino a quel momento.
Quella su Hugo Boss, come detto, è una partita iniziata tempo fa, nel 2015, quando una parte della famiglia Marzotto, attraverso Zignago Holding e un'altra società dei cugini, Pfc, decise di scendere di nuovo in campo dopo l'uscita da Hugo Boss del fondo Permira, a cui gli stessi Marzotto anni prima avevano ceduto il marchio tedesco (lo possedevano dal 1991). Il rientro avvenne con il titolo allora a circa 100 euro, per un totale di 500 milioni, e che col senno di poi si può definire infelice, dal momento che il segmento moda di fascia medio-alta negli anni successivi ha affrontato una fase decisamente poco brillante, che nel caso di Hugo Boss è stata appesantita da scelte gestionali discutibili, molto legate alla presenza dei rappresentanti del sindacato nel consiglio di amministrazione del gruppo tedesco. E che portarono - è storia di pochi anni fa - alla sostituzione del ceo con Daniel Grieder (già alla guida di marchi prestigiosi come Tommy Hilfiger e Calvin Klein), che ha il merito di aver impostato un parziale rilancio.














