Non c’erano dubbi che la scelta di Robert Prevost di chiudere ieri i suoi cinque giorni di viaggio in Spagna alle isole Canarie sia stata tutta politica e simbolica. Le tappe del pontefice sono state curate in tutti i dettagli. A Madrid ha coniugato visite ai senzatetto con un inedito intervento in Parlamento, dove ha lanciato dardi a tutti: a sinistra, con un attacco all’aborto e all’eutanasia, leggi approvate proprio in quell’emiciclo; a destra, difendendo il multilateralismo, contro la scalata bellicista, e a favore dell’accoglimento delle persone migranti. A Barcellona, dove oltre alla spettacolare inaugurazione della torre più alta della Sagrada Família il giorno del centenario della morte del suo architetto Antoni Gaudí, ha chiesto e ottenuto di visitare un carcere e incontrarne i detenuti.

Infine proprio alle Canarie, la prima volta di un papa, con l’obiettivo puntato esclusivamente sul tema migrazione, mentre Vox e le destre europee lanciano sempre più forte il loro proclama «priorità nazionale» cioè prima gli spagnoli. Le isole Canarie sono considerate la porta d’entrata in Europa più pericolosa. Dalla Mauritania sono quasi mille chilometri di navigazione, dal Senegal 1.500 in mezzo a forti correnti e su imbarcazioni precarie. Delle 64 mila persone arrivate in Spagna nel 2024, 47 mila sono arrivate alle Canarie. Tra gennaio e maggio 2026, invece, gli arrivi sono molto diminuiti: circa 3mila persone, 70% in meno dell’anno scorso (senza contare i morti, che l’ong Caminando Fronteras stima in circa 1.300).