Trasformata per l’occasione in una piccola aula, con banchi, lavagna e gessetti, la galleria Alberto Sordi di Roma ha accolto la campagna di Coop «Close the gap» che per la prima volta è stata portata in un luogo pubblico per aprire nelle strade una discussione sui temi dell’inclusione di genere. L’evento ieri ha riunito istituzioni, organizzazioni, cittadine e cittadini, per ribadire che la parità non può essere solo un’intenzione o un principio, ma deve trasformarsi in una pratica.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti di Maura Latini, presidente di Coop Italia, e di Simonetta Radi, presidente di Unicoop Etruria. La prima ha ricordato che l’iniziativa va avanti da due anni e ha portato nelle scuole l’educazione affettiva, con l’obiettivo di «superare la violenza di genere e ridurre le barriere che si stanno alzando tra le persone». Un impegno ancora più importante dopo il via libera del Senato del dl Valditara, che vieta i progetti educativi a tema sessualità e relazioni nella scuola primaria e li rende solo opzionali in quella secondaria. Per ribadire l’importanza di partire dalle basi educative e dalle nuove generazioni, lo scrittore e insegnante Enrico Galiano ha coinvolto la platea in un dialogo sull’uso delle parole e sugli stereotipi. Soldata, medica, rettora: termini al femminile corretti in italiano ma insoliti alle orecchie. Così, non si usano nel quotidiano, limitando l’immaginazione collettiva e di conseguenza la capacità delle donne di proiettarsi in certi ruoli.








