Mentre non si spegne la polemica riguardo alla legge sul consenso informato, un’iniziativa di Coop sull’inclusione di genere ha ridato speranza a tutti coloro che sperano che l’educazione alle relazioni e contro la violenza sia un tema sempre più trattato nelle scuole e nei luoghi di aggregazione.

In mattinata, infatti, la Galleria Alberto Sordi è diventata una grande piazza pubblica per la tappa romana della campagna “Close the gap”. A fermarsi sono stati in tanti, incuriositi dalle voci di tutti gli attori che negli ultimi cinque anni hanno incrociato in vario modo il percorso di Coop sull’uguaglianza di genere.

Ad aprire la mattinata è stato Enrico Galiano che, armato di gessetti colorati e lavagna, ha invitato il pubblico a riflettere sugli stereotipi di genere presenti anche nel linguaggio. Ha mostrato che parole come “soldata” e “medica”, pur essendo corrette in italiano, possano ancora suonare insolite a molte persone, mentre termini come “infermiera” e “maestra” vengono percepiti come del tutto naturali. Una differenza che riflette l’associazione tradizionale di alcuni ruoli professionali alla cura e quindi, storicamente, alle donne.

Poi ha affrontato la frequente obiezione “non tutti gli uomini sono così”, utilizzando una metafora legata alla muffa e alle spore fungine. Galiano ha sottolineato che è certamente vero che non tutti gli uomini adottano comportamenti sessisti o violenti; tuttavia, come la muffa può proliferare solo in un ambiente che ne favorisce la crescita, anche determinati atteggiamenti trovano spazio in un contesto culturale che li tollera, li minimizza o non li contrasta abbastanza. “Se l’aria è pulita, la muffa non c’è”, ha spiegato: il punto non è accusare ogni singolo uomo, ma interrogarsi sulle condizioni che permettono a certi comportamenti di svilupparsi e continuare a esistere.