“Per fare il fantino non devi essere stato un cavallo”. Il motto di Arrigo Sacchi calza a pennello con il suo passato da modesto calciatore e anche con quello di Domenico Tedesco, da pochi giorni sulla panchina rossoblù.

Pure l’uomo di Bocchigliero non ha un passato da professionista sui campi verdi, eppure ha dimostrato notevoli qualità come tecnico. E senza scomodare paragoni con Arrigo, anche a lui piace un calcio nutrito di coraggio e divertimento. Sono i due termini che ha usato per raccontare il nuovo corso del Bologna e l’aspirazione a vincere che lo sospinge da sempre.

Tra le tante anomalie del personaggio ci sono una laurea in ingegneria, il plurilinguismo e un lavoro importante in Mercedes lasciato alle spalle per abbracciare la passione calcistica. E poi uno stretto rapporto con la tecnologia e l’uso dell’intelligenza artificiale in alcune metodiche di campo e nelle ricerche di mercato.

Di fatto siamo di fronte a un innovatore, un piccolo rivoluzionario del pallone che indica Allegri come allenatore modello, pensando più alle vittorie di Acciughina che al suo modulo di gioco. Perché il calcio alla Tedesco si nutre di velocità, aggressività e dimensione verticale. Tutto questo prefigura un impegno di lungo corso e la richiesta (esaudita) di un biennale con opzione sul terzo anno va in questa direzione.