Il nuovo allenatore Domenico Tedesco mentre dà indicazioni a Jonathan Rowe durante un test nel ritiro di Valles (Schicchi)Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciMarchini
Aspettava da tanto, quest’occasione, Domenico Tedesco. Perché quelli come lui, che l’Italia l’hanno solo respirata da piccoli, prima o poi a casa ci tornano. Sempre. E’ il richiamo delle radici e del cuore. Tedesco a casa seguendo la via del lavoro, prendendosi la panchina del Bologna, club che l’aveva già corteggiato due anni fa, quando lui era il ct del Belgio. Ma il matrimonio s’aveva da fare e alla fine s’è fatto. Il divorzio da Vincenzo Italiano è stato il passaggio decisivo, per far tornare Giovanni Sartori all’assalto di un allenatore di cui si era calcisticamente innamorato. Non c’è stato manco bisogno di troppe parole: Tedesco e il Bologna si volevano già.
Tutto bello, ma poi arriva il campo a parlare. E quella sentenza può cambiare qualsiasi storia, anche quella con le premesse migliori. Il Bologna con Tedesco ha compiuto una piccola, grande rivoluzione perché ha scelto un allenatore completamente inedito al panorama italiano, per storia, calcio e metodologie. E’ un "laptop trainer", come chiamano in Germania quella generazione di allenatori che hanno impregnato le loro idee con la tecnologia. Tuchel, Nagelsmann, l’elenco è lungo: e dentro c’è anche lui, Tedesco, che sotto il sole di Valles ha fatto subito capire come la musica fosse cambiata. Allenamenti pesantissimi sotto l’aspetto atletico, droni a sorvolare il cielo per raccogliere tutti i dati possibili e immaginabili. Una cura maniacale nei dettagli, che, in questo, però, ricorda molto Thiago Motta e Italiano. Con i dovuti distinguo ovviamente. Perché anche se il solco tattico sulla carta si somiglia con le due precedenti (e fortunate) esperienze, il calcio di Tedesco è una terza strada. Che si costruisce dal basso e passa dal centro, togliendo agli esterni quel monopolio quasi assoluto di cui godevano con Italiano. E’ una manovra più scientifica, quella del nuovo allenatore, dove ci sono copioni da interpretare alla lettera, steccati precisi: ben diverso dal calcio posizionale di Motta. Eppure al buon Domenico sarà chiesta la stessa cosa: stupire. Già perché la piazza si è abituata a stare lassù, a godere nel vedere la propria squadra giocare, anche se l’ultima stagione ha vissuto più di tensioni che di emozioni (tanto che alla fine poi ci si è detti addio con Italiano). La società, invece, non ha dato alcun obbligo al suo nuovo tecnico: l’unica richiesta è provare a tornare in Europa, facendosi trovare pronti se - per citare l’ad Fenucci - "le squadre davanti dovessero fare qualche passo falso".









