Il volo LH282 da Francoforte atterra alle 9.40, con dieci minuti di anticipo. E’ il pragmatismo di Germania. Lo stesso che trasuda Domenico Tedesco. Polo beige abbottonata fino in cima, il trolley small size che tradisce un soggiorno breve. Oltre il varco degli arrivi, un tifoso gli corre incontro per mettergli la sciarpa rossoblù al collo. Ma a quella ha già pensato il direttore sportivo Marco Di Vaio, che ha dato il benvenuto al nuovo allenatore del Bologna direttamente sulla pista d’atterraggio (dettagli che danno solennità a questa nuova era). Nessun problema, la sciarpa passa al collo di Umberto, il fratello minore di Tedesco e suo match analyst: lo segue come un’ombra ed è qui per accompagnarlo già nei primi passi di questa prima volta italiana. Non è un viaggio come gli altri, questo per Domenico, figlio della Calabria, cresciuto dalla Germania.

"Benvenuto, mister!", "Vai mister": è l’abbraccio di una ventina di tifosi che, alla faccia di un martedì mattina, non è voluta mancare al primo appuntamento. "Grazie, grazie", risponde con il sorriso sincero, ma misurato di chi ha fretta di tuffarsi nel nuovo mondo che lo aspetta là fuori. Non si sottrae all’abbraccio di questa piccola delegazione popolare: tra selfie e autografi, il passo accelera verso il futuro. Mister, è contento di essere a Bologna? "Sono molto, molto contento", ci risponde, mentre il cordone di fedelissimi e stampa lo scorta fino all’esterno del ‘Marconi’. Non dirà altro. Del resto, ce l’avevano raccontato come uno di poche parole: le ha tenute tutte per domani mattina, quando alle 11 al Dall’Ara verrà ufficialmente presentato alla stampa.