Nel Chianti, semi d’uva di duemila anni raccontano una viticoltura antica, bianca e molto più organizzata del previsto

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Il Chianti prima del rossoLa vite viaggiava giàUna vite ancora viva

Nel Chianti ci si aspetta il rosso. Il bicchiere pieno, il Sangiovese, le colline senesi con quel colore scuro che ormai sembra scritto addosso al territorio. E invece, da alcuni semi d’uva rimasti per secoli nel fango di antichi pozzi toscani, viene fuori una storia più spiazzante: prima della fama mondiale del vino rosso, in quella zona si coltivava con grande continuità una varietà a bacca bianca, passata dagli Etruschi ai Romani e mantenuta per generazioni.

Lo racconta un nuovo studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science, che ha analizzato il DNA antico dell’uva recuperato a Cetamura del Chianti, un insediamento d’altura nel territorio di Gaiole in Chianti, a circa trenta chilometri da Siena, dove gli scavi vanno avanti dagli anni Settanta. Il sito, abitato in fasi etrusche, romane e medievali, ha restituito migliaia di vinaccioli conservati in condizioni rare, dentro pozzi profondi dove il fango povero di ossigeno ha fatto il lavoro che di solito il tempo si diverte a distruggere.