L’azienda veneta della famiglia Tombacco produce vini prevalentemente nelle Grave di Papadopoli, che dividono in due il corso del Piave. Da qui arrivano prodotti sapidi, minerali, insoliti e di grande personalità. Come il Prosecco rosato Ripe in Rosa e il bianco Insula. Notevole anche il rosso Brumanera, da uve Raboso. L’azienda ha anche terreni vitati ad Arquà Petrarca, nei Colli Euganei
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Le Grave di Papadopoli sono la più grande isola fluviale d’Italia. Un luogo incredibile, di recente formazione – nacque nel 1882 in seguito a un’alluvione che separò in due il corso del Piave tra gli attuali comuni di Cimadolmo e Maserada, e, come spiega il nome, una natura sassosa determinata dai depositi alluvionali del fiume.Qui si trova il cuore produttivo di Tenuta San Giorgio, una realtà vitivinicola della provincia di Treviso che affonda le proprie radici nel 1971 e oggi rappresenta una delle aziende più consolidate dell’area del Piave. Qui, nelle Grave di Papadopoli, si concentrano circa 50 dei 70 ettari vitati che circondano la sede aziendale, mentre altri appezzamenti si trovano nelle aree limitrofe. Dal 2010 l’azienda possiede inoltre 10 ettari ad Arquà Petrarca, nei Colli Euganei, zona che offre caratteristiche pedoclimatiche molto diverse e particolarmente adatte alla produzione di vini rossi. A conduzione familiare da quattro generazioni, Tenuta San Giorgio produce circa un milione e mezzo di bottiglie all’anno e gestisce internamente l’intera filiera, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento, mantenendo un controllo diretto su ogni fase produttiva.Oggi l’azienda è condotta da Michele, Maddalena e Lisa Tombacco, nipoti di Sergio, già attivo nella distribuzione di vini sfusi attraverso la commerciale Toser Vini, che dette impulso al progetto agricolo acquisendo alcuni vigneti storici nelle terre del Piave. L’attività è cresciuta nel corso dei decenni, grazie ai figli Giorgio, Valerio e Marco e oggi ai nipoti.Nel corso di un pranzo milanese nel ristorante stellato Iyo Kaiseki Michele e Lisa hanno illustrato la produzione aziendale, e ho avuto la possibilità di degustare le principali etichette di Tenuta San Giorgio in abbinamento a piatti di cucina orientale che si sono mostrati bendisposti all’abbinamento.Siamo partiti da un progetto nuovo, il Sottosopra, un Veneto Igt frizzante bianco col fondo, sottile e caratteriale, che dovrà definire la sua identità. Poi siamo passati al Ripe in Rosa, un Prosecco Rosé Doc Treviso Extra Brut Millesimato 2025: un 90 per cento Glera con un saldo di Pinot Nero dal colore provenzale, dai profumi di frutta matura, rosa selvatica e fragoline di bosco e dalla bocca testa e croccante, di grande persistenza. Il dosaggio è contenuto, 5 grammi litro di zucchero. Quindi ecco l’Insula, un Manzoni Bianco del Veneto Igt, che abbiamo assaggiato in due differenti annate, la 2024 e la 2022, entrambe con la mineralità e la balsamicità che arriva loro dall’essere prodotte sull’isola ghiaiosa, ma il più giovane con una personalità scattante e il più “anziano” più rotondo e complesso. Un grande vino, non c’è che dire, che può sfidare il tempo magari non per decenni ma certamente per anni.Poi abbiamo provato un rosso, e che rosso. Il Brumanera, un Malanotte del Piave Docg dell’annata 2020 che ha acceso personalmente una luce su una denominazione minuscola e poco conosciuta: un cento per cento Raboso del Piave che per una parte fa appassimento per 90 giorni e poi affina in parte in botte grande e in parte in piccoli carati per 20-24 mesi. Al naso appare complesso, ricco di aromi terziari, tostati, di pelle e cuoio, di tabacco, e in bocca mostra tannini non troppo spinti e una grande freschezza che dà equilibrio alla trama fitta del vino.Chiusura con il Bizzarro, un Manzoni Moscato Spumante Dolce, un rosato insolito dal bel colore cerasuolo, dagli aromi di fragola e ciliegia con una scia di litchi e un’acidità in bocca che spalleggia la dolcezza evitando che tracimi.L’azienda opera secondo i criteri della certificazione SQNPI, il Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata, che punta a ridurre l’impatto ambientale attraverso una gestione razionale delle pratiche agricole. I vini sono per lo più monovarietali pensati per valorizzare l’identità delle uve e la loro relazione con il territorio di provenienza.Il 65 per cento delle bottiglie resta sul mercato italiano, distribuito principalmente attraverso Toser Vini, mentre il restante 35% è destinato all’export. Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Olanda e Bulgaria sono i principali mercati europei; fuori dall’Europa spiccano Stati Uniti, Messico, Hong Kong, Thailandia, Indonesia e Israele. Dal 2005 l’azienda produce inoltre vini kosher destinati soprattutto al mercato statunitense, con una produzione che si aggira intorno alle 100 mila bottiglie annue.






