I consiglieri regionali del Partito Democratico Antonio Mastrovincenzo e Fabrizio Cesetti: “Nelle Marche il sistema si sta accartocciando su sé stesso, ledendo il diritto alla salute garantito dalla Costituzione”. Il direttore della Medicina Trasfusionale: “Nessuna unità di sangue o plasma è andata sprecata”.

Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

La nuova inchiesta di Fanpage.it sul trasporto promiscuo di sacche di sangue e pasti caldi a Fermo ha innescato un nuovo terremoto politico all'interno del Consiglio regionale delle Marche. Ad andare duramente all'attacco della gestione della sanità pubblica sono i consiglieri regionali del Partito Democratico Antonio Mastrovincenzo e Fabrizio Cesetti – già protagonisti della battaglia sulle sacche di plasma buttate – che commentando la bufera che ha investito l'Azienda Sanitaria Territoriale di Fermo hanno parlato di un sistema ormai giunto al punto di rottura, che sta letteralmente ledendo il diritto alla salute garantito dalla Costituzione.

"Ancora una volta la sanità marchigiana finisce alla ribalta nazionale per uno scandalo che lascia sgomenti. La promiscuità documentata dall’inchiesta di Fanpage tra la logistica dei pasti e il trasporto di materiale biologico, con sacche di emoderivati stipate in furgoni non idonei, rappresenta una violazione intollerabile della sicurezza dei pazienti", dichiarano fermamente i due esponenti dem, ponendo l'accento sulla gravità di una prassi che vede sangue e provette viaggiare abitualmente insieme alle derrate alimentari destinate ai degenti ospedalieri e agli ospiti delle case di riposo. Antonio Mastrovincenzo I consiglieri si scagliano contro il mancato rispetto delle regole tecniche e di sicurezza più elementari: "Questa condizione – affermano Cesetti e Mastrovincenzo – viola palesemente le Linee Guida del Centro Nazionale Sangue (CNS), che impongono vani di carico sanificabili e il divieto assoluto di trasporto combinato con materiali contaminanti. A ciò si aggiunge la carenza di formazione del personale e l’assenza di sistemi certificati per il monitoraggio termico, fondamentali per preservare la qualità del materiale biologico".