Milano è la capitale italiana dei data center. Proprio in quest’area si concentra la maggior parte di queste infrastrutture, più o meno i due terzi di tutte quelle presenti in Italia, tanto che la Regione Lombardia a fine maggio ha emanato una legge per regolamentare il fenomeno. Non per limitarlo, sia chiaro, ma per mettere dei paletti e contenere l’impatto sull’ambiente e sulle comunità locali. Una legge che impone di privilegiare i brownfield, cioè impianti dismessi e abbandonati, per costruire nuovi data center, impone limiti specifici sul consumo di acqua (quella utilizzata per il raffreddamento non potrà essere prelevata dagli acquedotti comunali) e sull’approvvigionamento energetico, che dovrà privilegiare le fonti rinnovabili. Un tema di estrema importanza, soprattutto se si considera il fatto che nei prossimi anni ne vedremo costruire molti altri, con la domanda spinta dall’IA.
Ma qual è il reale impatto di queste infrastrutture sull’ambiente? E perché la maggior parte è concentrata in Lombardia, soprattutto a Milano? Abbiamo approfondito l’argomento in occasione di un incontro con Andrea Faeti e Federico Mastroleo, rispettivamente Sales Director Enterprise Accounts e Senior Sales Director EMEA di Vertiv.







