di

Claudio Del Frate

Qui si concentrano i due terzi dei nuovi impianti, qui i consumi sono cresciuti del 67% in tre anni. Reggeranno rete elettrica e acquedotti? La Regione corre ai ripari e, prima in Italia, vara una legge che regola il settore

Una nuova questione ambientale avanza a grandi passi: il boom dei data center indispensabili al funzionamento dell’intelligenza artificiale ma che divorano enormi quantiutà di energia e di acqua. E in Italia il campo di battaglia di tale questione è la Lombardia, più precisamente la fascia di pianura tra Milano e Pavia dove sta nascendo un vero e proprio «distretto» dell’intelligenza artificiale che mette però a rischio la tenuta della rete elettrica, degli acqauedotti, del consumo di suolo. Al punto che la Regione Lombardia, prima in Italia, ha varato una legge che detta regole per la nascita di questi nuovi impianti. È la rivoluzione digitale, bellezza, e diventa sempre più difficile farci qualcosa.

Lo scenario nazionaleEntusiasti di ChatGPT? Avete imparato a maneggiare Gemini? Bene, ognuna di queste operazioni ha un costo ambientale, tante operazioni sommate tra loro richiedono l’installazione di enormi centri di calcolo composti da migliaia di server, a loro volta ospitati in enormi capannoni. Che hanno bisogno di elettricità per funzionare e di acqua per non surriscaldarsi. L’Osservatorio sui data center nato nel Politecnico di Milano ha certificato che in Italia nel giro di un triennio (2021-2024) la potenza installata è passata da 307 a 513 megawatt, pari a una crescita del 67%. I due terzi di questa capacità si concentrano in Lombardia: la sola provincia di Milano conta ben 33 impianti. In più ci sono le richieste di nuove installazioni ancora in attesa: 40 giugawatt in Lombardia, 80 in tutta l’Italia. Per dare un’idea di ciò che abbiamo davanti, nel 2024, nel momento di massima domanda elettrica, il consumo è stato di 57 gigawatt.