Solo, senza casa e con un futuro tutto da scrivere. Evaporata anche l’ultima chance di ripescaggio, il Bari deve provare a rialzarsi dopo la terribile retrocessione in serie C. Ma sono davvero tanti i nodi da sciogliere. A cominciare dallo stadio che ospiterà le gare interne della stagione 2026/27. Già, perché finora il Comune non ha concesso il via libera sul San Nicola. E sulle possibili alternative non mancano le difficoltà.

Ostracismo in provincia C’è chi spera ancora in una soluzione in extremis. Oggi avverranno nuove interlocuzioni tra gli uffici del Comune e l’entourage dell’amministratore unico biancorosso, Luigi De Laurentiis. Ma difficilmente il presidente dei Galletti parlerà direttamente con il sindaco Vito Leccese, malgrado il massimo dirigente della squadra barese fosse disponibile ad un confronto in video conferenza. Tuttavia, da Palazzo di Città trapela l’impressione che manchino ancora i presupposti di un dialogo chiarificatore sulle prospettive del club. Leccese vorrebbe conoscere i programmi della proprietà e quale strategia sarà adottata per favorire un percorso di vendita, data la scadenza federale posta al 30 giugno 2028 per la dismissione della multiproprietà nel calcio. Dal canto suo, De Laurentiis vorrebbe innanzitutto risolvere la querelle relativa allo stadio. Entro martedì prossimo, va indicato l’impianto di riferimento nella documentazione federale per l’iscrizione al campionato. L’auspicio del presidente del Bari sarebbe colmare la falla contando sul San Nicola. Ma se non dovesse arrivare il via libera dal sindaco, sarebbe già pronta la documentazione per indicare il «Veneziani» di Monopoli o il «Tonino D’Angelo» di Altamura.