Il confronto tra le affermazioni di Vannacci e ciò che prevedono realmente le leggi italiane
“I gay in Italia hanno tutti i diritti: se vanno all'ospedale li curano, se vanno per la strada possono tranquillamente guidare, se vanno a scuola hanno gli insegnanti”. È soltanto una delle dichiarazioni rilasciate dal generale, Roberto Vannacci, durante l'intervista a Otto e Mezzo, su La7, con Lilli Gruber.
Nel corso della trasmissione il leader di Futuro Nazionale, convinto che le persone omosessuali nel nostro Paese non subiscano discriminazioni in alcun senso, ha aggiunto anche che, se fosse omosessuale, “non accamperebbe diritti” e che non comprende “perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba dare luogo a diritti”. Peccato, però, che orientamento sessuale e gusto personale non siano sinonimi scambiali come possono, invece, esserlo gli aggettivi “celere” e “veloce”, o due sostantivi qualsiasi del tipo “computer” e “calcolatore”.
Ma Vannacci lo sa, o almeno si spera, che orientamento sessuale e gusto personale sono due concetti tra loro diversi. Il suo è solo un gioco, un espediente retorico per declassare l’identità a un mero capriccio o preferenza estetica, quindi, per sottrarre tutele giuridiche alle minoranze. In altre parole, definire l'omosessualità come una “predilezione” – come si stesse parlando della preferenza di un gelato al cioccolato o alla crema - permette al leader di Futuro Nazionale di sostenere che lo Stato non debba legiferare su di essa, riducendola da diritto civile a inclinazione privata.











