Annuncio dopo la minaccia di bombardare: "Punti finali di un accordo approvati da tutti, presto la firma forse in Europa". I media iraniani: "Probabile ok dai vertici"
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Dall'ultimatum all'intesa negoziale. Prima Donald Trump ha minacciato ulteriori operazioni militari contro l'Iran per la seconda sera consecutiva, assicurando che "gli Stati Uniti colpiranno duramente". Poi, a sorpresa, ha annunciato la sospensione degli attacchi previsti, sostenendo che Teheran avrebbe accettato un accordo per porre fine alla guerra. Prima i media iraniani hanno fatto sapere che nessuna testo era stato ancora approvato, poi da Teheran è filtrato che "gli Usa hanno approvato il nostro testo", aprendo all'intesa. Mentre Israele ha ripreso i raid sul Libano, tenendo caldissimo un altro fronte, prima che Trump sentisse Netanyahu.Il presidente americano rivendica una svolta diplomatica dopo giorni di minacce e pressioni, arrivando ad affermare in un post su Truth che a breve saranno annunciati "luogo e data della firma" dell'intesa con la Repubblica islamica (per la 39ª volta dall'inizio del conflitto). "Preso atto che le discussioni con l'Iran sono state esaminate e approvate dalle più alte autorità del Paese, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti previsti per questa notte ha spiegato Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, in linea di principio e nei dettagli, da tutte le parti coinvolte". I nuovi raid erano previsti dopo quelli di mercoledì, che secondo l'esercito statunitense hanno preso di mira "strutture di sorveglianza militare iraniane, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea in tutto il Paese", e sono stati lanciati dopo che il comandante in capo ha accusato il regime di ostacolare i negoziati per porre fine alla guerra. "Eravamo davvero vicini a un accordo, ma continuano a prenderci in giro" ha detto ai giornalisti, mentre il capo del Pentagono Pete Hegseth ha sottolineato che "se dovremo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe, e siamo molto bravi in questo".Il Comando centrale Usa ha parlato di "attacchi difensivi" condotti in risposta alla "continua e ingiustificata aggressione da parte dell'Iran", mentre il dipartimento della Difesa lo ha definito un "atto di democrazia coercitiva". Gli Stati Uniti hanno lanciato 49 missili Tomahawk, hanno colpito un impianto petrolchimico nel giacimento di gas di Asalouyeh e ulteriori esplosioni sono state segnalate in diverse città vicino a Teheran, tra cui Abyek, Qarchak, Minab, Nazarabad e Karaj. I raid hanno interessato anche altre località più a sud, nei pressi dello Stretto di Hormuz, come Sirik, Bandar Abbas, Qeshm, e la città di Shiraz. E ieri, prima della svolta, Trump ha promesso che "gli Stati Uniti stasera colpiranno duramente l'Iran (la cui Marina, Aeronautica, i radar, la difesa antiaerea e ogni altra forma di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono ormai annientate)". Il comandante in capo ha avvertito pure che "nel prossimo futuro prenderemo l'isola di Kharg, così come altre infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del greggio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela".













