Donald Trump ferma gli attacchi agli impianti energetici iraniani per cinque giorni, il tempo necessario per dare una chance alla diplomazia e raggiungere un accordo con Teheran che consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz. A sorpresa, nel giorno in cui scadeva il suo ultimatum, il presidente statunitense ha parlato di "colloqui produttivi" in corso con l'Iran e di "importanti punti di accordo" raggiunti. Ben 15 - ha spiegato - fra i quali la rinuncia definitiva di Teheran alla bomba atomica: "Hanno accettato di non averla".
Ma i toni particolarmente ottimisti del commander-in-chief si scontrano con quella che per ora è una netta smentita iraniana: "Non ci sono state trattative", ha detto senza mezzi termini il presidente del parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf, accusando Trump di mentire. "Notizie false vengono utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele", ha tuonato ancora, anche se alcune fonti individuano proprio in lui la figura del regime scelta dagli Usa per dialogare.
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Trump però ha insistito: i colloqui sono in corso e "vedremo dove andranno. Loro vogliono disperatamente un accordo, e lo vogliamo anche noi. Ma deve essere un buon accordo. Non posso garantire nulla, ma c'è una chance reale" di intesa, ha assicurato. Intesa che per gli Usa deve includere anche la rinuncia iraniana all'uranio arricchito (che potrebbe essere recuperato dagli Stati Uniti) e la riapertura a breve dello Stretto di Hormuz, che - ha spiegato il presidente americano - "potrebbe essere controllato in modo congiunto, forse da me e da chiunque sia l'ayatollah".






