Al Padiglione Venezia della Biennale, Cisco e H-Farm raccontano un’AI che non sostituisce il gesto artistico, ma lo attraversa: tra codice, memoria, musica e presenza umana. Ci sono luoghi in cui la tecnologia, per essere compresa appieno, deve smettere di apparire come tale. Deve perdere la sua superficie più prevedibile, quella del calcolo, dell’efficienza e dell’automazione, e trasformarsi in esperienza. Deve diventare attraversabile, quasi vulnerabile, liquida.
Il Padiglione Venezia ci racconta un AI non come promessa astratta del futuro, ma come materia nuova con cui l’arte cerca di dare forma a ciò che, per sua natura, tende a sfuggire: la memoria, l’assenza, il suono, l’emozione. In questo contesto, il dialogo tra Cisco, H-Farm e il Padiglione Venezia assume un valore che va oltre la semplice sponsorizzazione tecnologica. Non si tratta di introdurre l’AI nell’arte come una novità scenografica ma, piuttosto, di interrogarsi su cosa accada quando un’infrastruttura digitale entra nel processo creativo non come scorciatoia, ma come interlocutore.
Gianpaolo Barozzi, Global Technology Officer di Cisco, ha presentato un progetto basato su un’idea semplice e rivoluzionaria: gli artisti sono naturalmente curiosi delle tecnologie. Non le subiscono, ma le esplorano, le mettono alla prova e le trasformano quando ne comprendono il potenziale.








