Dal rapporto tra cultura e tecnologia all’impatto dei chatbot sull’essere umano, passando per la capacità dell’arte di anticipare tendenze e innovazioni scientifiche. Sono alcuni dei temi che i quattro curatori di Biennale tecnologia hanno sviluppato per l’edizione 2026 del festival. Il risultato è uno sguardo umanistico e inedito sul mondo delle macchine e del digitale.
Oltre a Guido Saracco – che ha coordinato l’intero programma e in particolare ha lavorato sugli effetti dell’Intelligenza Artificiale sulle società contemporanee – i co-curatori sono il professore di Media e Culture digitali all’università IULM Milano Simone Arcagni, il collettivo “Frame – Divagazioni scientifiche” composto da Alberto Agliotti, Emiliano Audisio, Francesca Calvo, Enrica Favaro e Beatrice Mautino e infine il ricercatore in Human Computer Interaction dell’Università di Bolzano Federico Bomba, presidente dell’associazione culturale Sineglossa.
Cinema, podcast e spettacoli: il Politecnico “produce” cultura
«Ho voluto interrogare la tecnologia dal punto di vista degli immaginari e delle narrazioni – spiega Arcagni – raccontando gli scrittori di fantascienza e gli artisti che la usano diversamente da ingegneri e imprenditori». Due le ragioni di questa scelta: «Da una parte – continua Arcagni – c’è bisogno di capire che posto hanno le tecnologie nelle nostre società, dall’altra serve comprendere come possiamo usarle per migliorarci». D’altronde l’innovazione e la scienza restano profondamente interconnesse con il contesto socioculturale che le produce: «Dietro le nuove frontiere del tech ci sono narrazioni, polemiche e conflitti che vanno intercettati» conclude il docente. Ma le discipline scientifiche possono anche essere collegate alla dimensione artistica. Lo dimostrano le due mostre curate da Federico Bomba.








