Cinema e intelligenza artificiale: l'uso delle AI è diventato un tema imperante e urgente che sta conquistando e interessando tutti i settori lavorati e creativi. Secondo uno studio recente di un ex ricercatore di OpenAI, Daniel Kokotajlo, i sistemi di intelligenza artificiale entro il 2027 potrebbero raggiungere il livello di un ricercatore autonomo, capace di intercettare lacune, programmare e sviluppare un proprio sistema sempre più avanzato. La ricerca, riportata in un’inchiesta del New York Times, apre un dibattito più ampio e necessario che riguarda anche il mondo del cinema.Durante l'82a Mostra del Cinema di Venezia si è tenuto l’evento Venez(IA), dove il cinema incontra l'Intelligenza Artificiale, organizzato da EDI Effetti Digitali Italiani insieme a HAI – Human & Artificial Imagination. Un’occasione strategica per parlare con giornalisti e addetti ai lavori di come l’AI possa cambiare il modo di fare cinema senza snaturare l’anima di un film o di una serie, e senza soppiantare le maestranze o gli autori con un algoritmo iper funzionale. Il senso profondo di questo incontro è stato raccontare, mostrare e spiegare come i sistemi di intelligenza artificiale stanno progredendo in maniera verticale e vorticosa, diventando una risorsa sempre più cruciale per il cinema, e non un nemico da temere. Una rivoluzione che non elimina posti di lavoro ma li trasforma.The Last Image: un laboratorio creativoMa cosa significa usare l’intelligenza artificiale nel cinema? Come questo attore è destinato a riscrivere il copione dell’industria audiovisiva? Durante l’incontro è stato presentato un documento tecnico che mette ordine e risponde a molte domande, e a molti timori, che riguardano il tema dell’AI. E come primo banco di prova sono state mostrate le immagini di The Last Image, il primo cortometraggio interamente sviluppato con l’AI generativa mantenendo però il controllo su tutto il processo produttivo.Da sempre, ogni rivoluzione tecnologica nel cinema è stata accolta con entusiasmo e sospetto. L’avvento del digitale, i computer, i software di montaggio accessibili, perfino gli smartphone: ogni volta si è gridato alla fine del cinema come lo conosciamo. Ma la realtà è che il cinema continua a essere un lavoro corale, fatto di troupe, registi, sceneggiatori, tecnici e artisti. E l’AI non fa eccezione. C’è chi immagina un futuro in cui bastano poche righe di prompt per generare un intero film. Ma, come hanno sottolineato i professionisti di EDI, questo scenario non è né realistico né auspicabile.Impatto economico e democratizzazione del cinemaUn film richiede coerenza narrativa, continuità visiva, direzione creativa: tutti elementi che l’AI, da sola, non può garantire. L’AI è uno strumento e come tale può proporre idee, velocizzare i processi, generare immagini da usare come reference, ma il vero cinema nasce ancora da scelte umane: dal taglio di luce voluto da un direttore della fotografia, dalla direzione delle scene e delle inquadrature cercate dal regista, dalla sensibilità di un montatore o dal talento espressivo di un attore. La chiave, secondo EDI e HAI, non è usare l’AI come generatore di immagini isolate, ma integrarla nella pipeline cinematografica. Significa adattare i flussi di lavoro tradizionali, script, storyboard, visual breakdown, post-produzione, per sfruttare l’AI senza perdere il controllo creativo. Ogni inquadratura richiede un lavoro di training, di aggiustamenti, di direzione artistica. In altre parole, serve un team specializzato.Una prospettiva che capovolge totalmente il mito che vede l’AI come una scorciatoia o peggio. Nella visione di EDI non c’è tensione o timore di una sostituzione del lavoro umano, ma nuove complessità e nuove competenze. Non meno centrale è anche la questione economica: usare l’AI nei processi produttivi, secondo quanto è emerso durante l’incontro, potrebbe portare a risparmi notevoli, tra il 30% e il 50%. Questo si evince soprattutto su voci di spesa come location complesse, set extension o crowd simulation. Non è sempre facile organizzare una troupe per poi traghettarla su uno scenario di montagna per una singola scena: l’AI potrebbe ricreare l’ambiente con coerenza e simulare un movimento di camera o una foto del panorama per dare già una prima stesura della scena da inquadrare.Per questo la vera rivoluzione, secondo EDI e HAI, è sia nei numeri che nell’accessibilità. L’AI diventa utile anche per registi emergenti e soprattutto per dare maggiore possibilità a progetti che per mancanza di budget sarebbero difficilmente realizzabili. In questo senso, l’AI è un livellatore democratico: apre spazi a chi ha idee ma non i mezzi, senza togliere nulla ai grandi autori.Sfide etiche e sicurezza dei datiLe sfide sono numerose e altrettanti sono i vantaggi. Durante l’evento è emersa anche la questione spinosa del diritto d’immagine per gli attori, la possibilità di usare il volto per de-aging o face replacement. EDI ha chiarito che la soluzione più efficace, e più sicura, è quella di lavorare senza passare dal cloud, ottenendo sempre il consenso esplicito degli attori. L’attore è consapevole che la sua immagine sarà usata in un modo specifico e che quei dati sono protetti in ambienti chiusi, mantenendo controllo e sicurezza.Un’altra sfida è la questione della consistenza visiva delle immagini generate dalle AI generative. Spesso questi sistemi, quando vengono adoperati su scene o immagini filmiche, possono inserire dettagli poco coerenti o errati allo scenario finale, come deformazioni, illuminazioni sbagliate, alterazioni di elementi di scena. Questo rende ancora più evidente che il lavoro umano di revisione è necessario e sempre valido, un lavoro che riporta le immagini al livello cinematografico richiesto.Un approccio che è stato messo alla prova all’interno del progetto The Last Image che, come dicevamo in apertura, è il primo cortometraggio realizzato con intelligenza artificiale generativa, di cui sono state mostrate le prime immagini. Un progetto che ricorda l’animazione per la sua gestazione creativa: parte dalla costruzione della grammatica visiva, quindi script, character design, storyboard e montaggio preliminare, per poi integrare il workflow con l’AI generativa che genera immagini e sequenze su cui intervengono costumisti, direttori della fotografia e scenografi, per assicurare coerenza stilistica. Un primo grande passo che può mostrare come l’AI può essere integrata nel lavoro cinematografico ampliando l’immaginario e riducendo gli sprechi, ma soprattutto restando a servizio della creatività.
Il cinema incontra l’intelligenza artificiale al Festival di Venezia 2025
Un evento di EDI Effetti Digitali Italiani e HAI – Human & Artificial Imagination è diventato un' occasione per discutere di come l’AI potrà cambiare il settore








