HomeMilanoCronacaIl sacrificio di Pinuccio. Sempre accanto al figlio malato. Fino alla tragediaUna vita di lavoro nell’edilizia, il divorzio e il ritorno a casa di Raffaele "Lui sempre gioviale e mite. Stavano sempre insieme, a passeggio o al bar".Una vita di lavoro nell’edilizia, il divorzio e il ritorno a casa di Raffaele "Lui sempre gioviale e mite. Stavano sempre insieme, a passeggio o al bar".Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciPinuccio, come lo chiamavano nel quartiere, aveva consacrato la vita al figlio. A quel figlio che già nove anni fa era stato condannato per un omicidio e che poi era stato cinque anni negli ex ospedali psichiatrici giudiziari. Dopo la pensione, come artigiano, Giuseppe Arena viveva in simbiosi con Raffaele. "Stavano sempre insieme, era difficile vederli separati. Non li abbiamo mai visti litigare. Davvero è incomprensibile quello che è successo", raccontano nel palazzo di via Casati 6, proprio davanti alla caserma dei carabinieri, dove ieri all’alba Raffaele, 47 anni, ha ucciso il padre 73enne e poi gli ha dato fuoco, in camera da letto.

"Ha lavorato una vita nell’edilizia. Ora era in pensione. È sempre stato una bravissima persona, mite, sorridente nonostante le difficoltà". Nel 2017 Raffaele diede una sberla a un anziano di 78 anni, in stampelle, fuori dal bar Olimpo, poco distante da via Casati, nella serata del 2 giugno. L’uomo cadde, sbattendo la testa e morendo il giorno dopo. "Gli è sempre rimasto vicino, non lo ha mai abbandonato. Era separato da anni. Era un Cristo della paternità – racconta un vicino di casa –. La madre e altri parenti venivano a trovarlo, ma Giuseppe aveva una dedizione unica nei confronti del figlio". Ancora di più dopo la pensione e dopo quell’omicidio preterintenzionale che per cinque anni aveva portato Raffaele, 47 anni, in cura alla Rems, gli ex ospedali psichiatrici giudiziari, per psicosi e schizofrenia paranoide.