Le voci dal Sister’s Bar: "Giuseppe non ha abbandonato mai il suo ragazzo. Dopo l’omicidio tutti i giorni, festivi compresi, andava a trovarlo in comunità".Il Sister’s Bar era diventato ormai da anni il salotto di Pinuccio. Un luogo di ritrovo praticamente quotidiano, dove passare qualche ora spensierato.

"Lo conosciamo da anni, era come uno di famiglia", ci raccontano i giovani titolari, dietro al bancone. "Abbiamo saputo quello che è successo stamattina (ieri per chi legge, ndr). Non abbiamo parole, non sappiamo davvero cosa dire. Siamo molto tristi al pensiero di non vederlo più entrare nel nostro locale".

Ai tavolini di via Libertà, a pochi metri da casa e dal centro storico, portava anche il figlio Raffaele. "Erano molto diversi. Giuseppe chiacchierava, sorrideva, prendeva sempre una birra chiara. Raffaele, invece, non parlava mai. Era molto chiuso, taciturno. Non lo abbiamo mai visto bere un alcolico – continuano i due commercianti –. Beveva acqua, al massimo chiedeva un’acqua tonica. E stava da solo, a sorseggiare e fissare il bicchiere".

Pinuccio era un padre come pochi, conferma anche la coppia. "Quando il figlio stava in comunità, andava a trovarlo tutti i giorni. Non ne mancava uno, neanche durante i festivi. Se non lo vedevamo, quando tornava ci diceva ‘Sono stato da Raffaele’ – ricordano i baristi –. Poi, quando lo hanno dimesso, era felicissimo. Lo voleva proprio a casa, non vedeva l’ora di riaccoglierlo e riaverlo con sé. Altri parenti? C’erano anche dei nipoti, non erano soli, ma lui era la vera colonna portante per suo figlio".