"Quell’ultima mattina, mi ha rimproverato perché come al solito gli avevo lavato e stirato le camicIe. Si è arrabbiato un po’ perché non voleva che mi stancassi. Poi, nel salutarmi, mentre lasciava Roma per Bologna, mi ha abbracciato, mi ha baciato. Era alto un metro e novanta mio figlio, ed era bellissimo. Aveva addosso il profumo che metteva sempre. Ancora oggi, ho l’armadio pieno di bocce di quello stesso profumo. Lo metto sempre. Per respirare ancora mio figlio". Quella sera di gennaio avvolta nella nebbia, "i Savi hanno distrutto la mia famiglia. E io non potrò mai perdonarli".
Il pianto di Annamaria Stefanini, mamma di Otello, uno dei carabinieri uccisi al Pilastro dalla banda della Uno Bianca assieme ai colleghi Mauro Mitilini e Andrea Moneta, è iniziato trentacinque anni fa e non è mai finito: tra i singhiozzi, racconta di aver seguito l’intervista in tv a Fabio Savi, l’altra sera: "Avete visto che freddezza aveva? Mi sono avvelenata mentre parlava. Uno dice una cosa e l’altro il contrario. È tutto combinato, tutto organizzato". A inizio mese, su Rai Due era stato il turno di Roberto, fratello maggiore dei Savi e leader della banda, che aveva parlato di coperture e omicidi su commissione. Tutto smentito da Fabio Savi: nessuna strategia, ci siamo messi a rapinare i caselli per problemi economici e poi ci siamo fatti prendere la mano dalla violenza. "Ora hanno anche la faccia di chiedere un reinserimento nella società? Mai. Non fateli uscire. Perché si può dare una seconda possibilità a un ragazzo che ha fatto qualche sbaglio, ma non a chi ha ammazzato senza pietà 23 persone. Questi vogliono andare a trascorrere la vecchiaia a casa. Invece no. Devono restare in carcere". Il riferimento è all’avvocata di Fabio Savi, Emanuela Sabbi, che ha detto in tv che i tempi sono maturi per un reinserimento.








