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Savino ha gli occhi pieni di lacrime per la sorella. Tra i due l’ultimo litigio per il centro estivo del bambino
Una relazione turbolenta, quella tra Luigia, che aveva lavorato prima come cameriera in un ristorante e, poi, come operaia in una ditta della zona, e Sami. Si sarebbero più volte separati a causa della conflittualità nella coppia. "Era una ragazza bellissima mia sorella. Non meritava tutto questo. Ero a Milano per lavoro quando l’ho saputo da mia mamma che mi ha detto "è morta, torna a casa". Non capivo. Aveva ricevuto un sms in cui c’era scritto che era morta. La cosa più dura è stato comunicarlo a mio padre che non può muoversi", ha detto in lacrime ieri il fratello di lei, Fortunato Savino. La mamma Luisa non riesce a uscire di casa. Piange sul letto. "Avevano avuto una discussione per il centro estivo del bambino. Era un litigio come può essere quello che fa chiunque a casa. Una sciocchezza proprio - racconta Roberto Cionna, compagno della signora Savino -. Erano due anni che abitava con l’ex moglie per frequentare il figlio, poi ognuno faceva la propria vita sociale, vivevano separati". Era proprio con lei ieri sera, durante la tragedia, il nipote di sette anni, figlio della coppia. Il tunisino di 39 anni era noto alle forze dell’ordine. "Era tornato a casa dopo 5 anni che aveva trascorso in carcere per spaccio – ha continuato Cionna –. Doveva trovare una residenza oppure sarebbe dovuto tornare in Tunisia: la madre, per il bene del figlio, diceva che era meglio tenerlo vicino perché comunque era un aiuto per qualsiasi questione logistica, per qualsiasi situazione. Così il bambino sarebbe cresciuto con il papà. Ora non ci sono né il padre né la madre". La mamma di Luigia è sempre stata vicina alla famiglia della figlia. "Domenica la mia compagna è stata al mare, tutti e quattro insieme perché si cercava di tenere unita la famiglia. Da quando si sono separati il bambino è stato sempre con la madre, lei ogni due mesi portava il bambino al carcere di Piacenza per far stare con il padre". Una donna che capace di mettere ogni rancore da parte per il bene del figlio insomma. Non risultano attivate istanze per cui vi fosse la necessità per la famiglia di essere seguita dai servizi sociali. Di fronte alla casa dove si è consumato il delitto c’è ancora parcheggiata la Kia rossa di Luigia: all’interno i giochi del figlio, il monopattino, il pallone da calcio, con cui il giorno dove sarebbero dovuti andare a giocare. Dalla Puglia, di dov’era originaria, a Loreto, una valanga di messaggi rivolti a lei ha invaso i social. Un’amica scrive: "Tu, una ragazza piena di euforia sempre con la carica giusta, felice sorridente e piena di energia. Anche se ultimamente ci sentivamo poco io ti porterò sempre nel cuore". Silvia Santini









