Dall’Inter al Paradiso, Ezequiel Schelotto, oggi calciatore e vice-presidente, si racconta a Fanpage.it: la nuova vita in Svizzera, Moratti, Mourinho, Cassano e il retroscena sull’addio di Maxi Lopez.

di Ada Cotugno e Sergio Stanco

Da calciatore a vicepresidente, senza mai lasciare lo spogliatoio. Ezequiel Schelotto oggi a 37 anni vive una seconda vita all'FC Paradiso, club svizzero dove gioca ma allo stesso tempo si occupa di contratti, mercato e gestione societaria. "La mattina entro con le scarpe da calcio, poi metto la divisa", racconta sorridendo, in esclusiva a Fanpage.it, mentre si avventura tra i racconti della sua carriera. Il derby vinto con il gol a San Siro e il tatuaggio, l'umanità di Moratti, gli scherzi di Cassano, gli insegnamenti di Mourinho e il futuro di Chivu. Ma soprattutto apre uno squarcio sul dietro le quinte del calcio, tra giovani lasciati soli, società in difficoltà e il trauma che molti giocatori vivono quando smettono. Oggi sei in Svizzera, all'FC Paradiso, come è nata questa opportunità? "È stata una scelta più che altro di vita. Abito a Como, in società c'è il direttore generale Alessandro Grigoletto, che conosco ormai da 12 anni, abbiamo condiviso una strada lunghissima nella mia carriera tra Inter, Sporting, Brighton e l'idea era avvicinarmi a casa. Ho cominciato a conoscere un po' il calcio svizzero, una realtà diversa. L'anno scorso abbiamo fatto una stagione straordinaria, perché non siamo partiti molto bene e poi siamo arrivati a un punto di qualificarci alla Coppa Svizzera. Abbiamo cambiato il campo mettendo un sintetico che sembra erba, si è investito tantissimo sulle tribune, ristoranti, palestre, spogliatoi, parcheggi, panchine e sono arrivati grandissimi giocatori".