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Incassa una batosta l’Ersu, l’Ente regionale per il diritto allo studio. Sotto la lente il versamento di circa un milione di euro per tre contenziosi sull’Imu dovuta a Palazzo Zanca. La Corte di giustizia tributaria di primo grado di Messina-Sezione 12, si è pronunciata sul caso dell’Imposta municipale propria riferita agli anni 2021, 2022 e 2023 e relativi avvisi di accertamento. L’Ersu, difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, aveva presentato ricorso contro il Comune battente cassa, assistito dall’avvocato Carlo Nucita.

Nella circostanza dell’Imu 2023, ad esempio (ma si tratta di sentenze “gemelle”), si legge che il patrimonio immobiliare dell’Ersu è composto da fabbricati di categoria “B”, ossia immobili posseduti e utilizzati dalle Università e «destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive». Ciò, secondo l’Ersu, lo esonerava dall’onere di dichiarazione Imu. In ogni caso, lo stesso Ente aveva proceduto, in via prudenziale, tramite ravvedimento operoso, a presentare le dichiarazioni Imu omesse per gli anni dal 2021 al 2023. Palazzo Zanca, però, aveva comunque effettuato la notifica e richiesto il pagamento di somme pari a 336.140 euro per il 2021, 333.251 euro per il 2022 e 321.510 euro per il 2023. Tra le cesure di ritenuta «illegittimità» degli atti prodotti dal Comune e mosse dall’Ersu rientrava anche l’inagibilità della Casa dello studente di via Cesare Battisti, chiusa dal 2007, a cui,a parere dell’Ersu, spettava una riduzione dell’imposta del 50%.