ROMA – Appuntamento al 16 giugno. Martedì si riunirà il primo consiglio di amministrazione del Banco Bpm, dopo quello di domenica che ha deliberato la proposta di aggregazione inviata a Mps e soprattutto dopo l’annuncio di lunedì mattina dell’offerta sull’istituto senese da parte di Intesa Sanpaolo in asse con Unipol.

La ex Popolare guidata da Giuseppe Castagna, che da ex nuotatore agonistico appare intenzionato a gareggiare sino in fondo, sta valutando come muovere le pedine in questa seconda fase del risiko. Rispondere a Intesa superando la sua offerta, che tra l’altro prevede l’esborso di 3 miliardi in contanti per mettere le mani Mps, sarebbe oneroso per un gruppo come Bpm, a meno di non trovare un partner industriale. Magari qualche operatore desideroso di acquistare sportelli che possa apportare risorse fresche e svolgere un ruolo di gregario analogo a quello di Unipol al fianco di Intesa.

Se tale operazione non dovesse riuscire, il mercato guarda alla ex Popolare milanese, partecipata al 22,9% dalla francese Crédit Agricole, come a una possibile preda del risiko. In questa chiave, c’è chi vede gli acquisti su Banco Bpm di questi giorni a Piazza Affari come un posizionamento di investitori che puntano su un riavvicinamento dell’Unicredit guidata da Andrea Orcel, con il possibile placet del gruppo Caltagirone (grande socio di Mps e Generali) e con ogni probabilità senza più la spada di Damocle di un possibile golden power governativo (che aveva bloccato un’analoga operazione l’anno scorso). Uno scenario di “spartizione” che potrebbe creare i presupposti per una coabitazione nell’azionariato delle Assicurazioni Generali tra Intesa, ieri intanto salita al 3,127% del Leone, e Unicredit, all’8,8% del capitale. Nel frattempo, l’associazione dei consumatori Assoutenti ha presentato un esposto a Consob circa la proposta di aggregazione di Banco Bpm a Mps formalizzata domenica poche ore prima dell’offerta di Intesa.