Mentre nella sinistra italiana si discute di patrimoniale fra proposte e ripensamenti, tra i democratici americani le tasse stanno provocando una crisi d’identità. Il partito, tramortito dalla rielezione di Trump, rincuorato dai suoi recenti autogol, può vincere il voto di mid term a novembre, ma ha soprattutto bisogno di idee credibili e seducenti per riconquistare la Casa Bianca nel 2028. Il tentativo di definire una piattaforma comune si infrange, però, già sul primo scoglio, le tasse: il più importante in un Paese che tende a «votare col portafoglio». In California è guerra a sinistra sulla Billionaire Wealth Tax: a novembre i cittadini voteranno anche un referendum per l’introduzione di una patrimoniale del 5% sulle ricchezze superiori al miliardo di dollari. Ideata dalla sinistra del partito, popolarissima nei sondaggi, la patrimoniale è osteggiata dall’establishment democratico e dallo stesso governatore Gavin Newsom. Paura di fuga dei ricchi dallo Stato e di una campagna contro la sinistra accusata di saper parlare solo di tasse senza produrre ricchezza. Ma la California è solo la punta dell’iceberg: dal senatore del New Jersey, Cory Booker, che vuole esentare del tutto dalle imposte federali le coppie con redditi fino a 75 mila dollari l’anno, al deputato del Maryland Chris Van Hollen che fa una proposta simile ma alza l’esenzione a 92 mila dollari (con un buco nelle entrate di 1.600 miliardi in 10 anni), a Keisha Lance Bottom, candidata a governare la Georgia, che vuole azzerare la tassazione sugli insegnanti, sono tanti i democratici che puntano sul taglio delle tasse. Indignata la reazione di chi, nel partito, resta ancorato ai valori della sinistra: inseguire i repubblicani su questa strada è una scelta perdente, come possiamo proporre un governo buono che aumenta servizi e tutele se poi mostriamo sfiducia tagliando le risorse? Secco il californiano Ro Khanna, un possibile candidato alla Casa Bianca: «Noi siamo quelli di Roosevelt, dello Stato che offre servizi, assiste, promuove la comunità, non quelli di Reagan per il quale il governo è il problema e le tasse sono il male». Su un’altra lunghezza d’onda il senatore Booker: «Dobbiamo lanciare idee grandi, ambiziose. Trump ne ha lanciate molte, poi non le ha realizzate. Ma sono idee che hanno grande risonanza». Il populismo guadagna terreno anche in casa democratica.