La California torna a interrogarsi su come tassare la ricchezza estrema e la Silicon Valley si divide. La proposta, che potrebbe finire sulla scheda elettorale di novembre, prevede una tassa una tantum del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari per tutti i residenti nello Stato. L’obiettivo dichiarato è finanziare programmi per l’istruzione e rafforzare l’assistenza alimentare e sanitaria. Ma l’effetto immediato è politico e simbolico: mettere i super-ricchi davanti a una scelta.
Tra chi minaccia di andarsene ci sono due figure emblematiche della tecnologia americana. Larry Page, co-fondatore di Google, e Peter Thiel, anima e co-fondatore di Palantir, hanno fatto sapere che, se l’inasprimento fiscale dovesse passare, valuterebbero il trasferimento fuori dalla California. Un messaggio che ricalca una narrazione già vista negli ultimi anni: la minaccia della fuga dei capitali e dei cervelli come argomento contro l’aumento delle imposte.
Di segno opposto la posizione di Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia. La sua fortuna personale, spinta dal boom dell’intelligenza artificiale, ha raggiunto i 159 miliardi di dollari. Eppure Huang non sembra intenzionato a fare le valigie. «Abbiamo scelto di vivere nella Silicon Valley e va bene qualsiasi tassa vogliano applicare», ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg, prendendo una posizione netta che rompe il fronte dei grandi nomi tech.









