E' una città fantasma Belfast, ancora scossa dalle violenze che lungo le sue strade hanno portato paura e sgomento, scatenate dall'accoltellamento del quarantenne Stephen Ogilvie da parte di un rifugiato sudanese adesso in prigione. Nei disordini della protesta anti-immigrati per la seconda notte consecutiva, 12 agenti sono rimasti feriti e 16 persone sono state arrestate, in località a nord della città la polizia antisommossa è stata presa di mira con lanci di mattoni e bottiglie e ha risposto con idranti.

Video Belfast in subbuglio, terrore e cenere dopo la seconda notte di violenza

Le autorità e la politica fanno così i conti con l'evidenza sul terreno di un malessere che genera rabbia fino ad ora forse espressa soprattutto nelle urne del Regno Unito: nell'ultima consultazione elettorale lo scorso 7 maggio è stato notevole il risultato per il partito di destra Reform Uk guidato da Nigel Farage che si fregia di dar voce alla frustrazione per la gestione del dossier immigrazione da parte di Londra. Il pericolo che quella frustrazioni diventi tratto endemico in una società complessa e provata da instabilità e difficoltà economiche è la sfida adesso di amministratori locali e della leadership a Londra, che intanto risponde inviando agenti da più parti del Paese.