Chi ha un mutuo, chi sta pensando di comprare casa, ma anche chi ogni settimana fa la spesa o gestisce una piccola impresa farebbe bene a guardare con attenzione alle decisioni della Banca centrale europea. Perché dietro il rialzo dei tassi deciso giovedì 11 da Francoforte, non c’è soltanto una questione per economisti ma finanziamenti più costosi e prezzi che rischiano di restare elevati più a lungo del previsto. L'inflazione La principale novità non è tanto l’aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto, ampiamente atteso dai mercati, quanto la revisione delle stime sull’andamento dei prezzi. Gli esperti dell’Eurosistema prevedono ora un’inflazione media del 3% nel 2026, contro il 2,6% indicato appena tre mesi fa, e del 2,3% nel 2027. Solo nel 2028 il tasso dovrebbe tornare al 2%, il livello che la banca centrale considera coerente con la stabilità dei prezzi.
Dietro questa revisione c’è soprattutto il rincaro dell’energia legato alle tensioni in Medio Oriente. Secondo Francoforte, l’aumento dei costi di petrolio e gas rischia di trasferirsi gradualmente anche ad alimentari, beni di consumo e servizi. Non è migliore la stima dell’inflazione al netto di energia e alimentari, che resterà al 2,5% sia nel 2026 sia nel 2027: un segnale che le pressioni sui prezzi potrebbero essere più persistenti del previsto.È proprio per evitare che questa dinamica si consolidi che la BCE ha scelto di rendere più costoso il denaro attraverso il rialzo dei tassi. Ma la decisione non sarà indolore. Le conseguenze più immediate si vedranno sul credito. Secondo uno studio della Fabi, il costo dei mutui potrebbe tornare oltre il 4%, dopo essere stato poco sopra il 3% nel 2025. Per un finanziamento da 100 mila euro la rata potrebbe aumentare fino a circa 70 euro al mese, mentre per un mutuo da 200 mila euro l’aggravio potrebbe superare i 140 euro mensili. Aumenti alti a sufficienza da rappresentare un problema per chi si appresta a comprare casa.L’impatto non riguarda soltanto le famiglie. Anche le imprese dovranno fare i conti con finanziamenti più costosi proprio mentre la crescita rallenta. La BCE ha infatti rivisto al ribasso le prospettive economiche dell’area euro: il Pil è ora atteso in aumento dello 0,8% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Come ha spiegato la presidente Christine Lagarde, «la guerra pesa sulla fiducia e i maggiori costi energetici erodono i redditi reali», con il risultato di una domanda interna più debole rispetto a quanto previsto solo pochi mesi fa.La sfida per Francoforte è tutta qui, e si gioca ancora una volta su un filo sottilissimo: frenare l’inflazione senza soffocare l’economia. Per famiglie e imprese il messaggio è chiaro: il ritorno a un’inflazione stabilmente sotto controllo richiederà più tempo del previsto e, almeno per ora, il costo del denaro resterà più elevato rispetto agli anni recenti.













