La corsa all’idrogeno pulito rallenta, ma non si ferma. Dopo anni di annunci e aspettative spesso eccessive, il settore esce dalla fase delle promesse e entra in quella dell’industrializzazione, con numeri più piccoli ma anche più credibili.
A dirlo è Dnv che, nel nuovo Energy Transition Outlook – Hydrogen to 2060, ammette di aver sovrastimato nel 2022, come gran parte del settore, il ruolo dell’idrogeno. Oggi l’ente di certificazione norvegese riduce del 45% le proprie previsioni di diffusione al 2050, attribuendo il rallentamento all'indebolimento delle politiche climatiche e ai ritardi nei meccanismi di sostegno. L’idrogeno pulito, però, resterà indispensabile per decarbonizzare industria pesante e trasporti difficili da elettrificare.
Le prospettive di crescita restano significative. Dnv prevede oltre 3.000 miliardi di dollari di investimenti cumulati entro il 2060 e una domanda destinata a crescere di circa cento volte rispetto ai livelli attuali. La crescita sarà trainata soprattutto dall’elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili, destinata a diventare la principale tecnologia di produzione nella seconda metà del secolo.
Cambia però il perimetro applicativo. Se fino a pochi anni fa l’idrogeno era considerato una possibile alternativa ai combustibili fossili in gran parte del sistema energetico, oggi il quadro è più selettivo. Dove l’elettrificazione è tecnicamente ed economicamente sostenibile sarà quest’ultima a prevalere. L’idrogeno troverà invece spazio nei settori hard-to-abate: siderurgia, chimica, fertilizzanti, trasporto marittimo, aviazione e processi industriali ad alta temperatura.










