L’inchiesta riguardante la cabinovia olimpica di Socrepes, che da Belluno conduce a Roma, direttamente nella sede del ministero delle Infrastrutture, all’ingegnere Elisabetta Pellegrini, braccio destro di Matteo Salvini, sta scoperchiando uno scandalo che ne contiene tanti altri. C’è la corsa contro il tempo per costruire in tutta fretta un impianto di risalita, così da compiacere alle richieste di Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi che voleva portare in quota il maggior numero di spettatori per le gare di sci alpino femminile. C’è il tentativo di innalzare dieci piloni in un’area franosa, sui pendii di Mortisa a Cortina, nonostante le proteste dei cittadini e la preoccupazione legata a un terreno altamente instabile, che ha richiesto una lunga serie di prescrizioni da parte della Regione Veneto, prima di rilasciare un nulla osta di indennità di frana subordinato alla loro esecuzione. C’è anche lo scandalo di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico) che si è affannata tra ritardi ed incompiute per far fronte agli impegni del Piano delle Opere olimpiche, anche quando le gare d’appalto andavano deserte. Se con l’impianto di bob ce l’ha fatta, preparando lo Sliding Centre grazie a una deroga concessa dal Comitato Olimpico Internazionale, per la cabinovia Apollonio-Socrepes, assegnata alla bresciana Graffer, è incappata in un clamoroso fallimento.