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I bombardamenti israeliani in Libano, che vanno avanti da più di tre mesi, stanno facendo aumentare le tensioni tra le diverse comunità che compongono la società libanese. Questo rende più instabile il Libano e più fragili il suo governo e il suo esercito, ossia due entità che dovrebbero contrastare internamente Hezbollah, il gruppo sciita alleato dell’Iran e nemico di Israele.

Per capire la situazione bisogna fare un passo indietro. Il Libano è un paese frammentato, in cui convivono comunità di musulmani sciiti, musulmani sunniti e cristiani (circa il 30 per cento della popolazione per ciascuna categoria, secondo le stime più recenti), oltre ai drusi e a varie comunità minori. Le divisioni si rispecchiano in un delicato sistema istituzionale, con cui le comunità si spartiscono il potere: tradizionalmente il presidente è sempre un cristiano maronita, il presidente del parlamento un musulmano sciita e il primo ministro un sunnita.

La convivenza è difficile e a tratti violenta. Tra il 1975 e il 1990 ci fu una guerra civile, a cui si sommò a partire dal 1982 l’invasione israeliana, che terminò solo nel 2000. È in quegli anni che nacque Hezbollah. Negli anni successivi il gruppo si è rafforzato, mentre l’esercito regolare e il governo libanese sono diventati sempre più deboli e incapaci di controllare in modo adeguato il paese. Il timore ora è che la guerra in Medio Oriente esasperi di nuovo le divisioni interne fino ad arrivare a una nuova guerra civile.