Come si vive nelle città italiane? Sempre in automobile. A mettere a confronto, in termini di inquinamento e mobilità, quattordici grandi centri urbani del Belpaese il nono rapporto MobilitAria 2026, promosso da Kyoto club e dal Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Per quanto concerne l’aria che respiriamo, secondo il dossier il PM10 continua ad essere un pericolo reale: i superamenti del limite giornaliero, la cui soglia massima è 35, sono stati, nel 2025, 66 a Milano. Seguono Napoli con 63 giornate, Palermo con 59 e Torino con 46. E rispetto ai limiti annuali fissati dalle direttive comunitarie per il 2030, quasi tutte le città ad oggi sarebbero fuori legge.

Anche il PM2,5, cioè il particolato fine, presenta concentrazioni ancora elevate, in particolare a Milano. Non va meglio con il biossido di azoto, tipico inquinante dell'aria causato prevalentemente dal traffico dei veicoli: a Napoli va la “maglia nera” con una media annua di 38 μg/m³, seguita da Milano e Torino con 32 μg/m³, mentre il nuovo limite europeo è pari a 20 μg/m³.

“I dati - commenta Francesco Petracchini, direttore Cnr-Dsstta - mostrano un miglioramento della qualità dell’aria nelle città italiane rispetto ai limiti attuali ma sono molto distanti rispetto ai nuovi standard europei e alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Come invertire questa tendenza? Con meno automobili e più mobilità sostenibile. Che sembra però lontana. Se si considera il trasporto pubblico urbano, in media, le città europee hanno infatti, rispetto alle città italiane, il doppio dell’offerta in termini di posti pro capite per chilometro e cinque volte i chilometri di rete su ferro.