La cronaca economico-finanziaria di questi giorni è stata dominata da una notizia destinata a ridisegnare gli equilibri del credito italiano. Intesa Sanpaolo è entrata di petto nel risiko bancario lanciando, assieme a Unipol, un’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla totalità del capitale di Mps. Un’operazione che avrà inevitabili ricadute anche sulla partecipata Bper e che prefigura una spartizione del gruppo Mps-Mediobanca, tra il primo gruppo bancario del Paese e l’istituto emiliano controllato dal gigante assicurativo bolognese.Fusioni, acquisizioni, quote di mercato, governance. È il lessico che – mentre scriviamo – domina il dibattito finanziario. Ma mentre si discute di dimensioni e assetti proprietari, un’altra sfida decisiva incombe sul sistema bancario europeo: la cybersicurezza dopo l’avvento dell’Intelligenza artificiale. È un tema delicato che L’Espresso affronta con un’inchiesta di Alessandro Longo (pagina 80), partendo dall’allarme lanciato pochi giorni fa dal Comitato esecutivo della Banca centrale europea. «L’intelligenza artificiale consente di condurre in poche ore, o anche meno, attacchi informatici che prima richiedevano settimane», hanno avvertito da Francoforte. «È una situazione urgente: non uno scenario lontano». Con la precisazione che il tempo necessario affinché queste capacità diventino ampiamente accessibili potrebbe essere «brevissimo».Nel mirino potrebbero finire tutte le infrastrutture critiche da cui dipende il funzionamento delle nostre economie: fornitori cloud, reti di telecomunicazione, sistemi di pagamento, reti elettriche e idriche. In altre parole, il sistema nervoso delle nostre società digitali.Per questo la Bce ha deciso di passare dalle parole ai fatti, convocando gli istituti europei ai quali ha chiesto misure immediate per rafforzare la resilienza dei sistemi informatici. Una mobilitazione che nasce dalla consapevolezza che l’intelligenza artificiale, nei casi di cyberattacco, sta cambiando radicalmente il rapporto tra difensori e aggressori. L’Europa sconta un ritardo significativo rispetto a Stati Uniti e Cina nello sviluppo dell’Ia avanzata. Un ritardo che, nell’attuale contesto geopolitico, assume una dimensione che va oltre l’economia e investe direttamente la sicurezza.Non è un caso che la governance dell’intelligenza artificiale sia ormai entrata nell’agenda delle grandi potenze mondiali. Né è un caso che Bruxelles abbia deciso di reagire con il più ambizioso progetto di politica industriale tecnologica degli ultimi anni. Il cosiddetto Tech sovereignty package che punta a ridurre la dipendenza europea da chip, cloud, dati e piattaforme extra-Ue, promuovendo un ecosistema continentale capace di competere sui mercati globali.La strada sarà lunga. E nessuno può illudersi che bastino nuove norme per colmare in pochi anni il divario accumulato. Ma la consapevolezza del problema rappresenta già un primo passo indispensabile. Nel frattempo, le banche stanno aumentando gli investimenti in tecnologia, formazione e monitoraggio, come conferma l’Abi, l’associazione che riunisce le banche italiane. È una corsa contro il tempo perché nel mondo dell’intelligenza artificiale la distanza tra innovazione e minaccia si misura ormai con tempi ridottissimi.E se le grandi operazioni finanziarie raccontano chi controllerà le banche del futuro, sarà la cybersicurezza a garantire che quel futuro sia davvero garantito.
Il risiko bancario nel vortice della vulnerabilità
Il riassetto con l’operazione Intesa-Mps nel pieno dell’allarme sulla cybersicurezza del sistema europeo
La Bce allarma: attacchi AI richiedono ore anziché settimane; istituti europei devono rafforzare la resilienza cibernetica urgentemente. Per CTO italiani, cybersecurity è leva competitiva critica — l'Europa accelera governance AI per chiudere il gap USA/Cina.










