In America il calcio non ha mai avuto vita facile. Declassato da football a soccer per distinguerlo dalla più popolare palla ovale, ha avuto nuova vita con il lancio nel 1995 della Major League Soccer. Poi è arrivato David Beckham, gli sponsor hanno fiutato aria di business, sono spuntati impianti all’avanguardia e oggi, con l’effetto Messi e il ritorno dei Mondiali, il calcio è diventato il terzo sport più amato dagli americani.

Eppure, per il direttore operativo di Us Soccer, Dan Helfrich, l’anello debole rimane lo scouting: «Il 99,5 per cento dei giovani calciatori statunitensi è invisibile ai radar», ha detto a Fortune. Così la federazione ha dato vita a un progetto pilota per reclutare le promesse del futuro: grazie a un software proprietario di intelligenza artificiale, mira a scansionare i video in rete delle prestazioni di milioni di giocatori e a mapparle al microscopio, per scovare i profili migliori per i ruoli ricercati.

Dal soccer da esportare al calcio da possedere: i Mondiali negli Stati Uniti, 32 anni dopo

La filosofia della federazione Usa è chiara. I talent scout umani non hanno il dono dell’ubiquità e i loro occhi limitati non possono coprire ogni angolo del globo. Secondo Us Soccer, sarebbero tra i 50 e i 70 milioni i giovani calciatori tesserabili nella nazionale Usa sparsi per il mondo. Una risorsa enorme per un paese che, dopo il terzo posto nella prima edizione della storia nel 1930, non ha mai più superato i quarti di finale della Coppa del Mondo.