Ancona, 11 giugno 2026 - Sfogo social della dimissionaria Chantal Bomprezzi. Dopo due giorni dalla decisione di lasciare la guida del partito regionale, arrivata dopo la sconfitta del centrosinistra alle amministrative nei principali comuni, ultimo il ballottaggio a Macerata, Bomprezzi spiega le ragioni della sua scelta ma soprattutto rivolge un invito a militanti e dirigenti: “Ribellatevi alle poche mele marce che continuano a fare danni e a renderci uno dei partiti regionali più litigiosi d’Italia”. E individua nell’assemblea del 28 giugno 2025 (quando furono decise le liste per le regionali) il punto di svolta della sua segreteria. Quello di Bomprezzi è un vero e proprio atto di accusa “contro i personalismi incancreniti da tempo” e un richiamo al Pd nazionale “ad avere più coraggio” nel sostenere la nuova classe dirigente piuttosto che “ascoltare i capicorrente locali.

“Una delle scelte più dolorose della mia vita”

A proposito delle sue dimissioni, Bomprezzi parla di “una delle scelte più dolorose della mia vita. Una scelta comunicata al Partito, che non doveva finire sulla stampa così, senza rispettare fasi e percorsi. Ma come sempre, qualche buon scorretto l’ha fatta trapelare”. E proprio questa la molla che ha portato Bomprezzi a rompere gli indugi e a dire la sua in un post “che non sarà politically correct, ma solo la verità”. “Ho deciso di dimettermi – spiega – perché il progetto che portavo avanti come Segretaria regionale è stato distrutto, in una data precisa: il 28 giugno 2025. In quella data ci fu un’assemblea regionale (in cui furono decise le liste dei candidati per le regionali ndr) che non mi scorderò mai. Con una prepotenza, una violenza, e una scorrettezza mai viste, in barba a tutte le regole del partito, a tutto il percorso fatto, a tutti gli accordi presi, con un blitz, si votò una cosa completamente diversa. Purtroppo rimasi sola, o quasi, quel giorno, a difendere il partito e la giustizia di una comunità di fronte alla prepotenza e agli interessi politici, personali e soprattutto economici, dei singoli. Da quel giorno non ho più potuto guidare un processo, ma solo subirlo”.