Un’altra notte di scontri a Belfast, con 12 agenti rimasti feriti e 16 arresti. I disordini si sono concentrati a Newtownabbey, a circa tredici chilometri a nord dalla capitale, oltre che nelle località di Derry e Coleraine. La polizia antisommossa è stata presa di mira da un gruppo che lanciava mattoni e bottiglie e ha risposto con gli idranti. Nel complesso le violenze sono state meno intense rispetto a quelle della notte precedente quando a Belfast c’era stata una vera e propria caccia allo straniero con diverse case incendiate, alimentata dai gruppi dell’ultradestra dopo l’accoltellamento brutale del quarantenne Stephen Ogilvie da parte del rifugiato sudanese Hadi Alodid. Il ministro per l’Irlanda del Nord, Hilary Benn, ha dichiarato che una “teppaglia razzista” ha diffuso la paura “tra le minoranze etniche dell’Irlanda del Nord”.
A influenzare il clima di tensione, per il comandante di Scotland Yard, Mark Rowley, ci sono i gruppi dell’ultradestra, che hanno alimentato discorsi d’odio e gli appelli a scendere in piazza via social. Ma Rowley ha evocato anche un possibile coinvolgimento di Russia e Iran per fomentare le tensioni nel Regno Unito. In un’intervista a Sky News ha ricordato che account e bot erano stati usati da Paesi stranieri per alimentare gli scontri avvenuti nel 2024 dopo l’insensata strage di bambine perpetrata nella città inglese di Southport da un ragazzo nemmeno 18enne, Axel Rudakubana. Inoltre Rowley ha respinto la definizione di “protesta” per quanto sta accadendo a Belfast e nel resto della nazione del Regno: “La gente dà fuoco alle macchine. Non è una protesta, è violenza, è criminalità”.










