Ancora una notte di disordini a Belfast, in Irlanda del Nord, dove dodici agenti sono rimasti feriti e 16 persone sono state arrestate. Continuano gli scontri: la polizia in tenuta antisommossa - che ha poi risposto con l’uso degli idranti - è stata presa di mira da un gruppo che lanciava mattoni e bottiglie. Persino una casa abbandonata è stata completamente data alle fiamme. Gli scontri si sono concentrati a Newtownabbey, a circa tredici chilometri a nord di Belfast, oltre che nelle località di Derry e Coleraine. A partire da mercoledì 10 giugno la capitale dell’Irlanda del Nord è diventata teatro di una vera vera e propria caccia allo straniero con diverse case incendiate, alimentata dai gruppi dell'ultradestra dopo l'accoltellamento del quarantenne Stephen Ogilvie da parte del rifugiato sudanese Hadi Alodid.Nel frattempo, il governo laburista britannico si è detto pronto a lanciare una stretta sull'immigrazione illegale in Irlanda del Nord. Secondo la Bbc, l'esecutivo del premier Keir Starmer intende potenziare le attività per "rintracciare, fermare ed espellere" gli irregolari, con un "aumento delle operazioni basate sull'intelligence" condotte da agenti dell'Immigration Enforcement e della Border Force. I moti di Belfast avrebbero tratto origine, spiega il comandante di Scotland Yard, Mark Rowley, anche dai discorsi d'odio e dagli appelli a scendere in piazza diffusi via social soprattutto dai gruppi dell'ultradestra. Rowley ha poi respinto la definizione di "protesta" per quanto sta accadendo a Belfast e nel resto della nazione del Regno: "La gente dà fuoco alle macchine. Non è una protesta, è violenza, è criminalità". Anche secondo il ministro per l'Irlanda del Nord, Hilary Benn, sarebbe stata una "teppaglia razzista" ad aver diffuso la paura "tra le minoranze etniche dell'Irlanda del Nord".