ROMA - Non ha peli sulla lingua Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo della settimana prossima.

A Macron, ma anche al premier britannico, in sostanza dice di fare meno riunioni «ridondanti», e di occuparsi più concretamente del dossier ucraino.

Poi punta l’indice, anche qui senza alcuna sfumatura, contro «i burocrati europei che non devono rendere conto a nessuno delle proprie interpretazioni surreali», e questo in materia di riforma degli Ets, le tasse che gravano sulle aziende, sulle emissioni inquinanti, una riforma che l’Italia chiede a gran voce da mesi, ma le cui prime indiscrezioni non piacciono affatto a Palazzo Chigi.

Giorgia Meloni, di prima mattina, si presenta alla Camera con una relazione colma di sassolini che ha voglia di togliersi dalle scarpe.

Contro Bruxelles.