di
Vincenzo Brunelli
Nel testamento depositato dal suo notaio, la signora di Cernusco sul Naviglio aveva destinato (se il marito fosse morto prima di lei) tutto il suo patrimonio alla costruzione di un rifugio «per cani randagi, abbandonati e malati». Ma per il giudice l'atto è nullo
Voleva lasciare tutti i suoi averi ai cani randagi. Ma per il Tribunale quella usata nel testamento è una dicitura «troppo generica». E i soldi, quasi due milioni di euro, devono andare ai nipoti. L'Agenzia del Demanio perde il primo round giudiziario ma molto probabilmente - vista l'entità dell'eredità in ballo -, si andrà in corte d'Appello. Questi i fatti alla base del singolare contenzioso giudiziario tra lo Stato e il curatore dell'eredità giacente della ricca donna milanese. Nel 2000 la signora Maria (il nome è di fantasia) aveva deciso di scrivere il suo testamento e depositarlo dal suo notaio di fiducia a Cernusco sul Naviglio. Non avendo figli, la donna aveva così espresso le sue volontà: «In caso di mio decesso, lascio tutto a mio marito, ad eccezione della somma di otto milioni di lire che sarà versata a mio nipote. È mia ferma volontà escludere dal presente testamento qualsiasi altro parente, sia esso vicino o lontano. Dopo il decesso di mio marito, tutto ciò che resta in mio possesso sarà devoluto: alla costruzione di canili, dove ricoverare i cani randagi, abbandonati, malati, alla cura degli stessi». La signora Maria, ormai vedova, è mancata nel 2020. Dopo la morte del marito, non aveva ritenuto necessario tornare dal notaio per modificare il testamento, evidentemente convinta che i suoi soldi sarebbero finiti «a cani e canili» e non agli altri suoi parenti.








