La “zia d’America” aveva accumulato una fortuna: oltre 2 milioni e mezzo di euro fra immobili, un autolavaggio, conti correnti e titoli. Un patrimonio che era sempre al centro dei suoi pensieri, tanto da redigere otto testamenti nell’ultimo anno della sua vita. Troppi secondo nipoti, vicini di casa, professionisti che la seguivano. Anche perché, nell’ultima versione, a loro sono rimaste le briciole e tutta la ricchezza della zia è finita a un avvocato mai citato prima come erede. Risultato, ora la vicenda è finita in tribunale a Ivrea, con il legale accusato di circonvenzione d’incapace. Perché, secondo la pm Valentina Bossi, avrebbe «abusato dello stato di infermità e di deficienza psichica della signora per indurla a sottoscrivere e compilare» il testamento a suo vantaggio.

La protagonista principale di questa storia è una signora nata negli Stati Uniti nel 1925. Lì, come in tante storie da film, il papà aveva fatto fortuna. Lei, però, è tornata a vivere in Canavese e ci è rimasta fino alla morte alla veneranda età di 96 anni. Nell’ultimo periodo di vita dell’anziana, però, le sue condizioni di salute sono peggiorate. Tanto che è stato nominato un amministratore di sostegno. E si sono stretti i rapporti con l’avvocato che l’aveva seguita per alcune cause di sfratto con i suoi affittuari. Quindi, tra il 2019 e il 22 agosto 2021, data della sua morte, la signora ha iniziato i “vorticosi” cambi di testamento a favore del legale (di cui tre in meno di un mese). Tanto è bastato per far partire un’inchiesta, con perquisizioni, sequestri e il “congelamento” del patrimonio milionario. «Non si può non evidenziare come la posizione dell’imputato sia drasticamente mutata – scrive nella sua memoria l’avvocato Pierpaolo Piolatto, che assiste le sei parti offese del processo – Solo nel 2019, solamente in virtù della presenza dell’avvocato, la signora si “ricorda” di inserirlo come legatario con una somma sproporzionata rispetto agli altri soggetti». Il difensore dei parenti “beffati” cita una serie di pareri medici e parla di «compromessa capacità mentale della signora e rapporto di totale sudditanza» verso il legale.