Pubblicato il: 11/06/2026 – 7:40

di Marco Russo

VIBO VALENTIA «Condotte omissive» e anomalie che, pur senza rilevanza penale, avrebbero contribuito alla mala gestio del Comune, con il sindaco Giovanni Macrì che sarebbe venuto meno «ai propri doveri di vigilanza e controllo sull’apparato amministrativo dell’Ente». Sono questi i motivi che hanno portato alla sentenza di incandidabilità per due turni per il primo cittadino di Tropea, rieletto alle ultime elezioni del 24-25 maggio, dopo che la sua precedente amministrazione era stata sciolta per infiltrazioni mafiose nell’aprile 2024. Macrì, nonostante la pendenza del ricorso presentato dal Ministero dell’Interno, ha scelto comunque di correre alle urne, trionfando e tornando alla guida del Comune vibonese.

La sentenza di incandidabilità

Tuttavia, pochi giorni fa, il Tribunale vibonese ha accolto la richiesta del Viminale dichiarando incandidabile Macrì: nessuna ripercussione immediata sull’attuale amministrazione, con il sindaco che ha già annunciato che impugnerà la sentenza. Nelle motivazioni depositate, il collegio giudicante parte da una premessa chiave che ribadirà più volte: il Tribunale è chiamato ad esprimersi a prescindere dalla rilevanza penale delle condotte, in quanto sono sufficienti elementi indiziari su comportamenti che abbiano potuto contribuire alla cattiva gestione dell’ente, come – nel caso specifico – carenza di vigilanza o l’inerzia di fronte ad anomalie amministrative. In sostanza, il provvedimento, così come quello dello scioglimento, «si colloca in una logica eminentemente preventiva e cautelare».