La fretta fa i gattini ciechi, dicevano le nonne. E l’approvazione a tappe forzate della riforma degli istituti tecnici non fa eccezione. Dietro l’annunciato sciopero dei libri di testo, inteso come la mancata adozione dei manuali da parte di diverse scuole da Bologna a Catania, da Torino alla Puglia e alla Sardegna, non c’è soltanto il no alla riforma Valditara da parte di sindacati ostili. È una risposta spontanea all’infilata di errori commessi nella revisione dei quadri orari: errori di cui rischiano di fare le spese le famiglie e gli studenti.
Non solo i genitori di un terzo dei 14enni italiani hanno dovuto iscrivere i propri figli al buio, visto che i nuovi istituti tecnici sono stati ufficializzati soltanto a metà febbraio. Ma già a marzo lo stesso ministero dell’Istruzione e del Merito è stato costretto a correggersi perché alcune materie (dalla fisica alla chimica, dalla geografia alle lingue straniere) erano state dimezzate e questo metteva a rischio i posti di lavoro degli insegnanti. Ad oggi non sono state ancora definite le linee guida, cioè il manuale operativo dei nuovi percorsi che prevedono accorpamenti di diverse discipline. Per esempio: al posto di chimica, fisica e biologia da settembre ci sarà un’unica disciplina, che si chiama «scienze sperimentali»: il voto in pagella è uno, ma i prof restano diversi. Come si dividerà l’orario tra le diverse materie? E il voto, come si calcola? I nuovi manuali di scienze sperimentali, denunciano i prof, non esistono. Un’altra novità è l’agrobiologia: il programma? Non pervenuto, figuriamoci i libri di testo.









