Centinaia di persone del mondo della scuola torinese si sono trovate in presidio davanti all’Ufficio scolastico regionale oggi pomeriggio per protestare contro la riforma degli istituti tecnici, annunciata dal Ministero all’Istruzione per l’anno scolastico 2026-2027. «Siamo pronti allo sciopero e a bloccare la scuola in tutta Italia» hanno detto i docenti, gli studenti, i sindacati, i genitori che hanno partecipato alla mobilitazione. Sotto accusa il taglio del tempo scuola, lo smantellamento del biennio comune, la riduzione delle discipline umanistiche e scientifiche e anche la logica «aziendalista» della cosiddetta «filiera 4+2».
Cosa prevede la riforma della filiera 4+2 e perché è contestata
Nel mirino c’è innanzitutto la cosiddetta «filiera 4+2», un nuovo modello didattico italiano che riduce la scuola secondaria a 4 anni di frequenza (nell’ambito tecnico/professionale), a cui poi si devono aggiungere 2 anni agli Its, gli Istituti tecnici superiori. Gli Its sono scuole ad alta specializzazione tecnologica, nati per rispondere alla domanda delle imprese, che chiedono nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche. Per consentire quindi una compressione degli anni scolastici da 5 a 4, il ministero ha annunciato alcune misure: il taglio del monte orario annuale, con riduzione di ore in discipline come geografia, arte, diritto e informatica - in generale, delle discipline umanistiche e scientifiche. L’abbassamento a 15 anni dell’età per i progetti scuola-lavoro (a oggi si iniziano a 16 anni) e lo «sgretolamento» del biennio comune.








