È Célestin Freinet uno dei primi a immaginare una pedagogia senza sussidiario, libera da un libro di testo che diventa «un libro-riassunto». In Italia è poi il Movimento di cooperazione educativa a intercettare queste istanze, già a partire dagli anni Settanta: sostituire i manuali scolastici con libri d’autore e materiali audiovisivi è una scelta di libertà. La stessa libertà di insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione. Si tratta dell’adozione alternativa, consolidata con l’autonomia scolastica alla fine degli anni Novanta: i libri di testo non sono obbligatori.
Oggi quella scelta di libertà diventa una forma di mobilitazione. Nel Bolognese, circa 700 studenti delle future prime degli istituti tecnici da settembre non studieranno sui libri di testo. Lo hanno deciso i loro futuri insegnanti, in protesta contro le nuove indicazioni nazionali e, soprattutto, contro la riforma degli istituti tecnici voluta dal ministro Giuseppe Valditara.
Una decisione motivata dall’assenza di linee guida pronte, dalla mancanza di manuali aggiornati e dalla volontà di rivendicare una maggiore autonomia rispetto alle indicazioni ministeriali.
Per il mercato e non per gli studenti, la riforma dei tecnici nasce vecchia








