Scolpiti nella memoria ci sono i "quarti di finale con la Spagna", la "semifinale con la Bulgaria" e quell’ultimo atto evaporato da sogno a incubo "contro il Brasile". Usa ’94 "è stato Il più emozionante, e non me ne vogliano gli altri Mondiali": Gianluca Pagliuca (nella foto), il gatto di Casalecchio può dare del "tu" alla Coppa del mondo, perché non solo ne ha giocate tre (Italia ’90, Usa ’94 e Francia ’98), ma fa parte di quella generazione per cui era naturale esserci, sempre.
Pagliuca, cos’è stata per lei la maglia azzurra? "Innanzitutto era molto più complicato riuscire a indossarla. Adesso chiamano anche i ragazzi dell’Under 21, una volta era davvero difficile riuscire ad arrivarci. Per me è sempre stato un privilegio, la realizzazione di un sogno, e aver giocato tre Mondiali è stata un’emozione pazzesca".
Secondo lei mancano gli idoli? Chi era il suo? "Da ragazzino mi sono sempre ispiratoa Zoff, anche se poi avevo un modo di parare completamente diverso dal suo. Ammiravo la sua calma e la tranquillità che sapeva dare ai compagni della difesa".
Lei invece era tutto grinta. "Ero abbastanza irascibile, non stavo mai zitto, parlavo, cercavo di caricare i compagni. Penso sia stata la mia cifra".









