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Il nuovo corso dell'Università ha il volto dei 35 ricercatori a tempo determinato che, lunedì pomeriggio, sono stati assunti e hanno posato per la foto di rito nell’Aula Magna dell’ateneo, insieme alla rettrice Giovanna Spatari. Quelle assunzioni, infatti, rappresentano il primo passo della programmazione – a lungo attesa e frenata per oltre un anno da una serie di fattori – targata Spatari, programmazione che, ancor più che in passato, ha puntato sui nuovi ingressi di forze giovani, piuttosto che sulle progressioni di carriera interne.

Una scelta politica che, nei piani dell’Università, porterà, in totale, a 91 nuovi innesti: un’altra importante “infornata” arriverà ad ottobre, con ulteriori 45 assunzioni, tutte tramite concorsi banditi per posti a tempo determinato che, però, si trasformeranno in tempo indeterminato se verrà conseguita l’idoneità entro i 6 anni della durata dei contratti. Idoneità che molti hanno già e altri non faticheranno ad ottenere, ecco perché per la stragrande maggioranza si tratta di vere e proprie assunzioni in Ateneo.

«In un’epoca ormai legata alla digitalizzazione, abbiamo ritenuto che la stipula del contratto in un momento formale con una piccola cerimonia in Aula magna, potesse essere sia una iniziativa gradita ai nostri ricercatori, che oggi vedono coronati i loro sacrifici con tanti anni di studio, che una soddisfazione per i direttori di dipartimento, che avranno così all’interno della loro compagine persone con nuove idee e cariche di entusiasmo e che faranno da complemento all’esperienza dei ricercatori senior», le parole della rettrice, durante una sobria cerimonia alla quale erano presenti, tra gli altri, il prorettore vicario Giuseppe Giordano, i prorettori Paola Dugo, Antonino Germanà e Antonio Saitta ed il direttore generale Pietro Nuccio. I bandi e la programmazione, infatti, dopo una lunga fase di stallo, sono stati figli di una altrettanto lunga concertazione coi direttori di dipartimento.