Puntare un coltello alla gola dell’Europa è oggi tanto facile quanto premere un interruttore. L’Unione, da organo complesso e a tratti compassato quale è, sta cercando di reagire a suon di regolamenti. Ma la coperta è corta, e per difendersi è costretta a spostare i suoi fondi da una priorità all’altra. Quanto potrà durare ancora la partita a Monopoly di Ursula von der Leyen?

È del 3 giugno la notizia dell’annuncio di un nuovo pacchetto di misure dal nome roboante, il Tech Sovereignty Package (Tsp). L’idea, secondo la Vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, è quella di impedire che nessun barone digitale (americano o cinese che sia) possa minacciarci o addirittura premere quel famoso interruttore. In primo luogo per quanto riguarda i sistemi di cloud e intelligenza artificiale, le aziende e le amministrazioni pubbliche fanno ricorso per la maggior parte a sistemi con casa madre statunitense. Amazon, Microsoft e Google detengono il settanta per cento della quota di mercato europea e investono circa dieci miliardi di euro a trimestre nell’Unione, mentre la quota combinata dei produttori europei è scesa al tredici per cento. Le soluzioni del Berlaymont implicano introdurre un sistema di misurazione della sovranità per cloud e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di imporre agli operatori che forniscono servizi cloud in settori sensibili – energia, sanità, amministrazioni e servizi pubblici – requisiti più stringenti sulla localizzazione dei dati, sul controllo della catena di fornitura, sulla proprietà delle infrastrutture e sull’indipendenza dalla giurisdizione di Paesi terzi.