Di ritorno da un recente viaggio negli Stati Uniti, Sergey Lagodinsky, tra i negoziatori dell’AI Act per i Verdi al Parlamento europeo, guarda al Tech Sovereignty Package della Commissione europea con una convinzione: la corsa europea alla sovranità tecnologica non può prescindere dalla sostenibilità ambientale, dalla regolazione e dal controllo democratico delle infrastrutture digitali.

È con questa lente che l’eurodeputato legge il pacchetto di iniziative con cui la Commissione europea punta a rafforzare la capacità dell’Unione nei settori considerati strategici per il futuro digitale: intelligenza artificiale, cloud, capacità di calcolo, data center e semiconduttori. L’obiettivo è ridurre le dipendenze tecnologiche dall’estero, sostenere la nascita di AI Gigafactories, aumentare la disponibilità di infrastrutture di calcolo e mobilitare nuovi capitali privati per finanziare l’innovazione europea. Un tassello del più ampio progetto europeo di autonomia strategica, in un contesto geopolitico sempre più instabile.

Per Lagodinsky, il pacchetto rappresenta un passo nella giusta direzione. Dotarsi di tecnologie e infrastrutture proprie è ormai una necessità strategica per l’Europa. «Abbiamo bisogno di una tecnologia tutta nostra, di una tecnologia fatta in Europa. Abbiamo bisogno di una nostra intelligenza artificiale. Abbiamo bisogno che la capacità di calcolo e l’elaborazione dei dati siano europee», afferma. Il motivo, aggiunge, è che «non possiamo essere certi che la prossima volta una tecnologia di intelligenza artificiale dalla quale dipendiamo non ci venga tolta». «Più soluzioni europee avremo, meno saremo ricattabili», sintetizza.